Un po’ di storia

Il Cep, il Pianacci…
storia ed eventi

 

Il CEP – Centro Edilizia Popolare – (quartiere Ca’ Nuova), ubicato sulle alture tra Prà e Voltri, fu edificato nel periodo del cosiddetto “boom economico”, come risposta del Comune di Genova alla forte richiesta di spazi abitativi “popolari”, determinata dall’incremento demografico conseguente alla consistente immigrazione dalle regioni meridionali.

I primi palazzi, costruiti negli spazi precedentemente destinati ad uso agricolo,  vennero edificati verso la fine degli anni sessanta, con un successivo progressivo ampliamento cui non seguì la necessaria dotazione di servizi, con le inevitabili conseguenze in termini di disagio.

Il Comune di Genova è ancora oggi proprietario, in larga maggioranza, degli appartamenti presenti nel quartiere.

Il Circolo Arci Pianacci (Circolo dell’Associazione “Consorzio Sportivo Pianacci”) è stato inaugurato l’8 marzo 1997 ed è diventato rapidamente il luogo di riferimento per le attività ricreative e culturali del quartiere, con iniziative che hanno consentito al Cep una nuova, positiva visibilità.

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Il Cep ha una storia particolare a Genova.

Un quartiere che è passato dall’essere considerato fino a pochi anni fa il Bronx della città, un quartiere nel quale i mezzi pubblici salivano scortati dalle forze dell’ordine e che, giustamente, evocava nel resto della città percezioni negative, è oggi un quartiere che, pur avendo ancora molti problemi da risolvere, è però in grado di sviluppare soluzioni sociali di benessere.

La sua è la storia di una comunità che ha avuto la forza di autodeterminarsi, una storia nella quale le parole chiave, consequenziali, sono autodeterminazione, identità, comunità.

La ragione di questo “successo”, quello cioè di un quartiere che è riuscito a passare da una situazione di forte disagio come unico elemento caratterizzante a una dove l’elemento caratterizzante è quello di avere avuto la competenza e la forza di costruire un luogo da un non luogo, di costruire una comunità da un insieme forzato e casuale di persone, di autodeterminarsi trovando un percorso e una identità comune dove la possibilità era una deriva nel nulla chiamato periferia, ecco, la ragione di questo successo è un insieme di elementi, un insieme di magie, alcune più centrali di altre, ma tutte necessarie.

Sulle colline alle spalle di Voltri e Pra’, completamente vuote dal punto di vista urbanistico, senza storia di paese, di città, di rete strutturata cittadina, si è costruito un quartiere dal nulla, una intera piccola città di 6/8000 abitanti.

Questa città sorta in relativamente poco tempo è stata poi abitata da nuove generazioni che erano composta da operai, immigrati dall’Italia e da una buona parte di persone svantaggiate.

Infatti questi quartieri sono costruiti in base a una semplice ricetta composta da tre ingredienti:

1 – costruire un quartiere composto SOLO di case popolari. Le case popolari sono assegnate a categorie “a rischio” o “privilegiate” di cittadini e questo vuol dire che, insieme a famiglie di operai, portuali, poliziotti, ferrovieri, sono arrivate persone con disagio psichico, problemi di tossicodipendenza, povertà, disagio sociale, ex detenuti o detenuti a regime domiciliare. In un quartiere composto dalla normale storia o da una politica urbanistica sensata le percentuali di queste ultime categorie sono molto minori e si innestano in un contesto che rende “assorbibili” i disagi e offre opportunità piene alle persone disagiate stesse.

2 – grazie a teorie architettoniche maltarate, risparmi sui materiali, ed altro, la realizzazione finale dei progetti rispetto a quanto dichiarato sulla carta è risultata “imbarazzante” e ha consegnato ai residenti, fin da subito, una qualità di vita composta anche da piogge in casa, ballatoi non mantenuti, ascensori a singhiozzo, oltre alle infrastrutture esterne lasciate senza manutenzione adeguata.

3 – Questi quartieri, destinati dichiaratamente ad ospitare persone con diversi problemi, tra cui anziani con difficoltà a muoversi e senza reti famigliari di sostegno, sono stati posti a diversi chilometri (un paio in linea d’aria, 3-4 in bus) dai servizi più vicini….intendendo come servizi anche un semplice panificio, supermercato, bar, ufficio postale.

Questa situazione di partenza, grazie alle lotte e alla caparbietà dei cittadini organizzati in comitati e associazioni è poi nel tempo cambiata.

Si è creato quindi questo quartiere non occupato dalla storia e si è aggiunto un altro elemento negativo: l’assenza parziale o totale delle istituzioni.

Qui, forse la cultura operaia del fare inizia un percorso di costruzione di comunità….

Al centro del Cep, nella stessa zona dove sorgeva il cantiere degli operai (andati poi in gran parte ad abitare le case da loro costruite), i lavori lasciarono un’area abbozzata con una palazzina destinata ad uso sociale degli abitanti.

Una scelta che, pochi lo sanno, fu “forzata” dalla resistenza della famiglia di contadini che abitava in quella palazzina. Il progettista infatti aveva pensato di demolire la palazzina per costruire un grattacielo; la famiglia Priano si oppose con tutte le sue forze allo sfratto e, per sfinimento, la pubblica amministrazione cambiò destinazione dell’area, riservandola come si diceva ad uso sociale degli abitanti. Fu quindi solo il caso, unito alla caparbietà della famiglia Priano, a rendere fruibile il luogo in cui è stato possibile realizzare lo sviluppo della positiva storia recente del quartiere.

Si inaugura il Circolo Pianacci

Per lunghi anni comunque questo luogo è rimasto vuoto, senza addirittura allaccio di energia elettrica, fino al 1997, anno in cui venne inaugurata ufficialmente la struttura, a seguito della costituzione dell’associazione Pianacci (Circolo Arci).

Il Pianacci è stato il momento e il luogo dove le energie di molti residenti e cittadini si sono catalizzate e hanno incominciato ad esprimere il senso di comunità, il percorso vissuto insieme, la piccola storia del quartiere con azioni concrete.

Nel quartiere, dopo la prima “ondata” di operai e persone disagiate, sono arrivate persone da altri continenti che si sono trovate ad essere affiancate con gli abitanti del quartiere nella gestione della quotidianità e nei percorsi di sviluppo e crescita per tutti.

Questa identità e questi obiettivi in atto nel quartiere sono stati forse vissuti dagli immigrati e dai residenti come un valore trasversale e un collante capace di superare ogni teorica e possibile divisione etnica e sociale.

Un altro aspetto caratterizzante e stupefacente per chi non ha solo il quartiere come situazione di riferimento è la comunione di vita che si respira tra le diverse culture presenti nel quartiere tra le quali spicca una Comunità Islamica composta da decine di famiglie che vivono e condividono le attività, gli spazi e le iniziative senza nessuna frattura o tensione visibile. Come se il problema dell’integrazione e delle multiculturalità in questo quartiere fosse già stato risolto dalla storia.

In buona sostanza il quartiere accoglie altre nuove generazioni provenienti da altri continenti, generazioni di altri lavoratori che, forse, si riconoscono in questo e quindi non hanno nessun problema a riconoscersi nell’altro…

Nel tempo quindi si aggiungono, e non si può distinguere, altri elementi come la nascita del Centro Culturale Islamico, con spazi per le sue attività, le collaborazioni con la Parrocchia ed i servizi della Caritas, le azioni sinergiche con i servizi pubblici per i minori, il supporto di Don Andrea Gallo e della Comunità San Benedetto al Porto, con i quali sono stati realizzati eventi entrati a pieno titolo nella “storia” del quartiere, e così via.

Crescono le storie con un senso…un percorso di orgoglio per il quartiere…:

Diventa quindi l’usualità muoversi con un senso e se non esiste una intera comunità che si muove esiste sicuramente un grosso gruppo in cui la comunità si riconosce.

In pochi anni quindi, con il volontariato, l’azione di “lobby di quartiere”, il lavoro costante e coeso dei cittadini, l’area Pianacci, fisicamente, è diventata lo spazio di riferimento per l’intero quartiere.

Grazie ad un intenso lavoro collettivo, il Circolo Arci PIanacci diventa, in pochi anni, un esempio per tutta la città.

Iniziative culturali, eventi di interesse cittadino e nazionale, il significativo e positivo coinvolgimento della comunità di fede islamica, la battaglia per il mantenimento dell’ufficio postale… e si potrebbe continuare all’infinito…

il concerto dell’Orchestra Sinfonica del Teatro Carlo Felice (2003) sancisce il riconoscimento del Cep come luogo per importanti eventi di spettacolo; la “Notte grigio topo” (2008), con Beppe Grillo e l’annuncio della nascita delle liste a 5 Stelle portano il Cep alla ribalta nazionale; la realizzazione del PalaCep (2009), unico impianto cittadino a norma per il pattinaggio nazionale (fruibile anche per eventi di spettacolo) esalta la polivalenza del Circolo Pianacci; lo spettacolo per gli alluvionati (2011) con Adriano Celentano che torna a cantare dal vivo dopo 14 anni e  con la diretta streaming sul sito di Beppe Grillo allarga oltreoceano i confini del Cep e del Pianacci…

In mezzo a tutto questo, l’incontro con Don Gallo, ed il suo affetto verso il Cep ed il Pianacci, che offre non solo l’opportunità di ospitare nel quartiere eventi di grandissima portata (il concerto dei Subsonica nel 2010, il compleanno del Don, nel 2011, con Moni Ovadia, Marco Travaglio e tanti altri ospiti di prestigio, ed altro ancora) ma contribuisce anche non poco a far conoscere alla città e non solo il “nuovo volto” del Cep.

Attualmente l’Associazione “Consorzio Sportivo Pianacci”, che ha sede al Cep di Prà, conta circa 200 aderenti e si occupa della manutenzione degli oltre 13.000 mq di verde attrezzato che costituiscono la cosiddetta “Area Pianacci”, data in concessione dal Comune di Genova dal 1997.

La struttura è facilmente accessibile, priva di barriere architettoniche, ad uso gratuito per l’attività “libera”, per tutta la popolazione e le scuole possono usufruire gratuitamente sia del campo da calcio a 5 in erba sintetica (che viene messo a disposizione dei ragazzi del quartiere, gratuitamente, tutti i giorni) che del PalaCep (impianto coperto – tensostruttura – per pattinaggio a rotelle , a norma per attività nazionali) , fruibile anche per le attività di educazione fisica in ambito scolastico.

Le attività sociali del Circolo ricreativo spaziano dai corsi collettivi di ballo alla collaborazione con il Distretto Sociale per i percorsi di soggetti in difficoltà all’attività motoria per anziani,  dalla realizzazione di progetti di promozione del volontariato alle normali attività di un Circolo ricreativo, dall’intensa collaborazione con il Centro Culturale Islamico presente nel quartiere alle attività collegate ad altre associazioni del quartiere.

Molto significativi anche i percorsi di cittadinanza attiva promossi dall’associazione.

Il bar del circolo ricreativo è aperto circa 350 giorni l’anno, costituendo l’unico presidio territoriale permanente presente nel quartiere; le attività nelle diverse sedi (Biblioteca Civica Firpo e relativo salone, Centro Civico di via Pastore/via Calamandrei e nostra sede di via della Benedicta), superano mediamente le 6.000 ore annuali nel corso delle quali si realizzano mediamente circa 80.000 presenze.

ll Circolo Pianacci da diversi anni, senza fruire di alcun contributo economico, fornisce collaborazione costante al Centro Servizi, è da diversi anni punto di riferimento per percorsi di reinserimento di soggetti svantaggiati (ex tossicodipendenti, detenuti in libertà vigilata), per i percorsi di affiancamento a soggetti in difficoltà con Distretto Sociale, UCIL, UEPE ed Arcat; infine questa presenza sul territorio ha un riconosciuto e forte ruolo sull’aggregazione sociale e prevenzione del disagio per famiglie, giovani, minori, anziani.

Oggi l’Area Pianacci può contare su

  • uno spazio aperto circa 350 giorni l’anno, grazie alla presenza del bar circolo ricreativo
  • 13.000 metri quadri di verde attrezzato
  • Spazio con giochi per bambini e famiglie
  • PalaCep, tensostruttura (riscaldata) per il pattinaggio artistico a rotelle con misure (40mt x 20mt) a norma per gare nazionali
  • Campo da calcetto (a 5) in erba sintetica, fruibile gratuitamente dai bambini e ragazzi del quartiere
  • Spazio coperto per il tiro con l’arco
  • Campo all’aperto ed a norma per il beach volley
  • Valorizzazione ed utilizzo di spazio pubblico preesistente ma abbandonato (ex centro civico) ristrutturato gratuitamente dai soci ed oggi utilizzato per diverse attività (corsi collettivi ballo, attività motoria per anziani, luogo per riunioni di quartiere, ecc)

A questo link una selezione di iniziative che citiamo ad esempio e come testimonianza delle eccellenze generatesi al Cep.